NPL cosa sono e perché se ne parla. Via Ubi e Intesa | Prestito24
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NPL: via da Intesa, Ubi e Bnp. Ecco cosa sono e perché se ne parla

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NPL: via da Intesa, Ubi e Bnp. Ecco cosa sono e perché se ne parla

Un’inversione di rotta che potrebbe modificare le prospettive di migliaia di investitori: Intesa, Ubi e Bnl, tre dei più grandi gruppi bancari italiani, annunciano lo smaltimento di migliaia di euro di NPL. Vediamo cosa sono e perché se ne parla tanto.

NPL: cosa sono, senza “banchese”

NPL sta per l’inglese “Non Performing Loans”, “prestiti non performanti”. In breve, sono crediti o attività la cui riscossione è incerta. In gergo bancario vengono definiti anche “crediti deteriorati”.

NPL: sofferenze, esposizioni, inadempienze

La definizione e le tipologie di NPL sono stabilite in maniera armonica in tutta Europa, sulla base della normativa del 2013 dell’Autorità Bancaria Europea (EBA). Le linee guida di Banca d’Italia li differenziano in tre tipi:

  • le sofferenze: NPL risultanti da soggetti in stato di insolvenza;
  • le inadempienze improbabili: crediti dell’istituto bancario verso un soggetto considerato non in grado di adempiere totalmente alle sue obbligazioni di credito;
  • le esposizioni scadute o sconfinanti: crediti scaduti da oltre 90 giorni o da una soglia rilevante predefinita.

NPL: la situazione italiana 

I crediti deteriorati costituiscono quindi un fattore di rischio per la robustezza del sistema bancario. A dicembre 2015 i crediti deteriorati nel sistema bancario italiano ammontavano a 173 miliardi di euro, di cui 166 fra sofferenze ed inadempienze. La crescita di NPL si è registrata soprattutto durante la recessione del 2008, a seguito del crack finanziario di Wall Street. Una delle cause del tracollo, infatti, è stata proprio la cattiva gestione dei crediti deteriorati del sistema statunitense.

NPL: i fatti, niente allarmismi

I non-performing-loans per le banche italiane rimangono “un enorme fardello” come spiega Andrea Munari, amministratore delegato di Bnl a Il Sole 24 Ore. Le ipotesi di una seconda recessione rimangono scongiurate, ma smaltire i crediti deteriorati è diventata una priorità anche per Ubi Banca, soprattutto dopo l’acquisizione di Etruria, Marche e Cari Chieti (le cosiddette Good Banks, al centro di uno scandalo bancario che ha coinvolto decine di piccoli risparmiatori.)

NPL: riduzione per Ubi banca, Intesa punta al dimezzamento 

Ubi chiude con una leggera contrazione dei crediti deteriorati, scesi dai 93,8 miliardi di fine 2016 ai 92,3 miliardi di chiusura d’anno. Il recente consiglio di amministrazione dell’8 febbraio punta ad abbassare al 10% l’incidenza dei crediti deteriorati in istituto. (Il Sole 24 ore).

Intesa punta invece ad un più drastico dimezzamento dei crediti deteriorati entro il 2021. Veicolo principale ne sarà una nuova piattaforma comprendente i servizi di recupero crediti al consumo e al leasing, ed una Re.O.Co, (Real Estate Owned company, per la gestione di beni immobili). Il tutto, per un investimento di 30 miliardi di euro. Gli NPL, al momento, ammontano a circa 52,1 miliardi di euro. (Il Sole 24 Ore)

NPL: se le regole del gioco cambiano

La vicenda dei crediti deteriorati italiani potrebbe conoscere ulteriori sviluppi con l’adozione del nuovo principio contabile IFRS9, previsto in corso d’anno.
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